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Gli USA che non ti aspetti: un itinerario fuori dai soliti schemi

Gli USA che non ti aspetti:

 un itinerario fuori dai soliti schemi

Tra deserti dorati e cieli immensi


Il Sud Ovest degli Stati Uniti si rivela attraverso un itinerario che percorre paesaggi spettacolari e atmosfere inimitabili. Il punto di partenza è la vivace e coinvolgente metropoli di Los Angeles, nota per la sua energia e il suo dinamismo, dalla quale ci si avventura in un percorso che conduce fino a San Antonio, attraversando le regioni più rappresentative dell’America profonda.


 Attraversando strade leggendarie e

 territori dal grande impatto visivo, il

 viaggio permette di scoprire piccole

 cittadine, paesaggi naturali mozzafiato e

 luoghi simbolo che raccontano l’anima

 autentica del Sud.


L’itinerario si distingue per la varietà

 delle tappe previste, ciascuna ricca di

 fascino e storia.

Attraversando strade leggendarie e

 territori dal grande impatto visivo, il

 viaggio permette di scoprire piccole

 cittadine, paesaggi naturali mozzafiato e

 luoghi simbolo che raccontano l’anima

 autentica del Sud Ovest.

 Ogni sosta rappresenta un’occasione per

 entrare in contatto con la cultura e le

 tradizioni locali, regalando un assaggio

 genuino di una delle zone più affascinanti

 degli Stati Uniti; il primo tratto del

 percorso, lungo circa 270 miglia,

 attraverso il leggendario 

Deserto del Mojave.

Lasciando alle spalle il traffico di 

Los Angeles, si viene avvolti da un silenzio

 suggestivo, colori intensi e panorami

 spettacolari. Il viaggio è impreziosito dalla

 presenza di Ghost Town, vecchie stazioni

 e locali storici, che raccontano un

 passato ancora vivo.

Una delle prime tappe lungo il viaggio, è la

 vecchia stazione di Barstow, costruita nel

 1975 con l’intento di ricreare una vera e

 propria stazione ferroviaria.



 Caratterizzata dalla presenza di una torre

 dell’acqua e di autentici vagoni, la

 stazione ospita, al suo interno, negozietti

 di souvenir, fast food e diversi servizi. 



La sua atmosfera d’altri tempi la rende

 una sosta particolarmente interessante e

 curiosa per i viaggiatori.

Proseguendo il percorso verso Las Vegas,



dopo circa dieci minuti di viaggio da

 Yermo, si incontra il Peggy’s Sue Diner.



Questo ristorante è un vero omaggio agli

 anni ’60, conservando intatto il suo

 stile originale


 
ed offrendo ai visitatori la possibilità di

 immergersi in un ambiente ricco di storia

 e dettagli d’epoca.



Il menù propone piatti tipicamente

americani, rendendo la pausa pranzo un’esperienza autentica.






Dopo la pausa pranzo, il viaggio riprende,




ma subito una breve sosta per fotografare

 il celebre cartello che indica l’ingresso nel

 paese di Zzyzx.



Questa tappa, quasi imprescindibile per

 chi percorre la strada, regala un ulteriore

 scorcio sull’unicità del tragitto e sulla sua

 atmosfera surreale.

Lungo la I5 ovest si erge una colonna di

 41 m che ospita il termometro più grande

 del mondo,



monumento che celebra il record della

 temperatura di 134 °F raggiunto nel 1913

 nella Death Valley.

Questa struttura attira l'attenzione e ci si

 ferma per una foto ricordo ed assaporare

 l'atmosfera estrema del deserto

 californiano, questo luogo rappresenta un

 simbolo della forza delle condizioni

 estreme che caratterizzano la zona,

 aggiungendo un ulteriore fascino

 all'itinerario fra Los Angeles e Las Vegas.


Sul lato opposto rispetto al termometro, si

 trova l’Alien Fresh Jerky, uno dei negozi

 più eccentrici della zona, varcando la

 soglia si entra in un mondo surreale

 popolato da alieni a grandezza naturale,

 modelli di astronavi e dettagli

 stravaganti. 


 Gli snack di carne

 secca, disponibili

 in molte varianti,

 sono una specialità

 del negozio

 accompagnati da bibite insolite e

 souvenir

 a tema alieno: questa sosta diventa

 divertente originale ed aggiunge un tocco

 di eccentricità all'avventura nel Mojave.



Dopo aver attraversato l'affascinante

 paesaggio desertico punteggiato da tappe

 raffigurative, il viaggio raggiunge il suo

 culmine quando, all'improvviso tra la

 sabbia e le dune della sconfinata distesa

 desertica, si staglia all'orizzonte la

 sagoma inconfondibile di Las Vegas: la

 città emerge dalla distesa arida come un

 miraggio; con il suo profilo unico e

 scenografico, che richiama l'attenzione:

 l'ingresso a Las Vegas è segnato da una

 miriade di luci sfavillanti e insegne dai

 colori sgargianti che illuminano il cielo,

 creando un'atmosfera unica.

Questo spettacolo di luci abbaglianti

 sottolinea il carattere straordinario ed

 inimitabile della città più celebre degli

 Stati Uniti; l'impatto visivo è talmente

 forte da assegnare un netto confine tra il

 silenzio del deserto e la vivacità pulsante

 della metropoli, annunciando l'inizio di

 una nuova avventura nel cuore della

 leggendaria Las Vegas.

La Strip rappresenta il cuore pulsante di

 Las Vegas, un viale che si estende per

 circa 6 chilometri, costeggiato da

 spettacolari Resort & Casinò a tema,

 ognuno con gallerie di negozi di grandi

 firme, raffinati ristoranti e attrazioni

 senza pari. Scegliere dove soggiornare

 equivale a decidere se immergersi

 nell’atmosfera veneziana, parigina, 

romana oppure fra i
 grattacieli di New York o
 lasciarsi affascinare
 dall’eleganza del
Bellagio

Bellagio.
 Questa varietà è una delle
 caratteristiche che rendono Las Vegas
 unica, tanto che viene spesso descritta come un enorme parco di divertimenti                    per adulti.

New York New York

Il tempo a Las Vegas scorre veloce,

 trascorso vagabondando da un Resort

 all’altro per scoprirne le diverse

 peculiarità e le sorprese che ognuno

 riserva.

Quest’anno, con disappunto, abbiamo

 notato che i parcheggi degli Hotel dei

 Casinò sono diventati a pagamento, con

 un costo fisso di circa 20 dollari

 indipendentemente dalla durata della

 sosta. Fanno eccezione solo pochi casi,

 come il Tresor Island, dove il parcheggio è

 ancora gratuito.

Abbiamo scelto di soggiornare al Venetian

 Hotel and Casino Resort, uno dei più

 grandi complessi turistici alberghieri de

 mondo, che vanta oltre 7.000 camere.



 L’ingresso del

Casinò offre

 uno spettacolo

 suggestivo: un canale che si snoda anche

 all’interno della struttura, circondato da

 negozi, bar e ristoranti che si affacciano

 sulle acque attraversate da gondole

 riprodotte con cura e guidate da

 gondolieri in costume tradizionale.

Le numerose piscine rappresentano una

 vera oasi rinfrescante nel clima torrido

 del deserto.

Dopo aver passeggiato tra il Ponte dei

 Sospiri e Piazza San Marco,


all’arrivo della sera ci siamo
 concessi una cena a
Lobster Me, gustando uno squisito Lobster Roll preparato con aragosta proveniente direttamente dal Maine.


Due notti a Las Vegas

 sono il tempo minimo consigliato per

 comprendere davvero l’essenza della città,

 che più che una semplice metropoli, si

 rivela un autentico mondo dedicato al

 divertimento e allo svago senza limiti.

Poco dopo aver lasciato Las Vegas, ci si

 trova immersi nella straordinaria 

Valley of Fire State Park




una valle

 mozzafiato dove il

 sole dipinge le

 rocce con una

 tavolozza di colori

 che spazia dal rosso all’ocra, dal rosa

 all’arancio, regalando uno spettacolo

 naturale senza eguali.

 Il viaggio prosegue poi verso Page,

 distante circa 272 miglia e raggiungibile

 in circa 4 ore e mezza di auto attraverso il

 deserto.

Glen Canyon Dam


Page è una piccola
 cittadina nata negli
 anni Cinquanta per ospitare gli operai
 impegnati nella costruzione della diga di Glen Canyon.

 Oggi le sue principali attrazioni sono il

 Lake Powell e il Glen Canyon, ma Page è

 anche il punto di riferimento ideale per

 visitare le spettacolari bellezze di

 Antelope Canyon, Horseshoe Bend e della

 Monument Valley, che dista circa due ore

 d’auto.

Antelope Canyon: Un Capolavoro della

 Natura Sacro per ii popolo Navajo

La visita ad Antelope Canyon è possibile

 solo tramite tour organizzati, poiché il

 sito si trova in terra Navajo, per i quali

 quest’area è sacra e rappresenta un

 pilastro di cultura e tradizioni.

 Il nome Antelope Canyon deriva dalla

 presenza, in passato, di numerose

 antilopi che popolavano la zona.

Il canyon è stato modellato nei secoli

 dall’erosione causata da improvvise

 inondazioni. Per questo i Navajo

 chiamano l’Upper Antelope Canyon “Tsé

 bighánílíní”, ovvero “il luogo dove l’acqua

 scorre attraverso le rocce”, mentre il

 Lower Antelope Canyon è noto come

 “Hazdistazí”, cioè “archi di roccia a

 spirale”, in riferimento alle particolari

 formazioni di arenaria.

Visitando Antelope Canyon si comprende

 presto perché sia uno dei luoghi più

 fotografati al mondo: 



qui la luce, le

 ombre, i colori e le forme si intrecciano

 per creare un’atmosfera magica. 




La natura ha dato vita a un caleidoscopio

 naturale di rara bellezza, capace di

 incantare chiunque vi si avventuri,

 regalando emozioni uniche e indelebili. 





Al nostro rientro a Page per la cena,

 decidiamo di affidarci al Big John's Texas

 BBQ. La scelta si è rivelata subito

 azzeccata: il locale offre una vasta

 selezione di piatti di carne, preparati con

 cura e serviti in porzioni abbondanti.

 Ogni portata è valorizzata dalla possibilità

 di accompagnarla con ottime birre

 artigianali, perfette per esaltare i sapori

 della carne.

L’esperienza gastronomica è resa ancora

 più piacevole dall’atmosfera che si respira

 all’interno del locale.

 La serata è animata da un complesso

 musicale che suona Country Music dal

 vivo,


creando un ambiente vivace e coinvolgente

 che invita a rilassarsi e godersi la

 compagnia. La musica, eseguita con

passione, contribuisce a rendere la cena

 un momento speciale e autentico.


Un suggerimento importante per chi

 desidera visitare il Big John's Texas BBQ:

 è consigliabile arrivare per tempo. Il

 locale è sempre molto frequentato e

 spesso si riempie già nelle prime ore della

 serata, segno del suo successo e della

 qualità che offre ai suoi ospiti

L’ambiente rustico, impreziosito da

 decorazioni in stile western, trasporta i

 clienti in un’atmosfera tipicamente

 americana, rendendo la serata ancora più

 memorabile e piacevole.

La mattina seguente ci svegliamo pieni di

 entusiasmo, pronti per una nuova

 avventura. La tappa del giorno prevede

 circa 172 miglia da Page a Bluff, ma

 decidiamo di modificare il percorso per

 attraversare la leggendaria Monument

 Valley: uno dei luoghi più affascinanti e

 iconici del pianeta.



Pur avendo già avuto la fortuna di

 visitarla due volte in passato, il richiamo

 dei suoi celebri monumenti naturali è

 irresistibile, una vera calamita che attira

 con forza e passione chiunque ami i

 grandi spazi americani.



Appena varcato il confine con lo Utah,

 raggiungiamo l’ingresso della Monument

 Valley e restiamo, ancora una volta,

 abbagliati dalla grandiosità del panorama

 che si apre davanti ai nostri occhi.

 Nonostante la tentazione di esplorare

 tutti i percorsi consigliati, decidiamo di

 limitarci a un giro panoramico: abbiamo

 già avuto modo di addentrarci nei

 tracciati più interni in passato, e questa

 volta preferiamo lasciarci sorprendere

 ancora una volta dal colpo d’occhio

 mozzafiato.



Lasciata la Monument Valley,

 proseguiamo verso Bluff passando per

 Mexican Hat, una particolare formazione

 rocciosa che ricorda la forma di un

 sombrero messicano.


Anche se si tratta di
una tappa già
affrontata negli anni precedenti, non possiamo resistere alla tentazione di una breve sosta fotografica: l’atmosfera che si respira in questi luoghi è sempre affascinante e suggestiva, un vero tuffo nella natura selvaggia del Sud-Ovest americano.

Il soggiorno a Bluff si rivela una sorpresa

 bellissima.


                                     Bluff Dwellings Resort
La scelta di pernottare al Bluff Dwellings

 Resort si dimostra brillante: la struttura,

 di recentissima costruzione, offre camere

 spaziose, ognuna con il proprio ingresso

 indipendente, arredate con gusto e

 sempre pulite. L’atmosfera che si respira

 è autentica, sembra davvero di vivere in

 un pueblo navajo, circondati da

 spettacolari rocce di arenaria che, al

 tramonto, si tingono di infinite sfumature

 di rosso e arancio.

.

Dopo un bagno rigenerante nella piacevole

 piscina del resort,


ci prepariamo per la cena. Il
Cedar Shack Café, piccolo ristorante interno, propone una selezione di piatti per ogni momento della giornata, anche con opzioni da asporto. Per cena scegliamo di accomodarci sul patio della nostra camera, godendoci lo spettacolo dei colori caldi che il tramonto dipinge sulle rocce.

Il giorno successivo ci lasciamo alle spalle

 lo Utah, varcando il confine con il New

 Mexico e diretti verso la città di Santa Fe.

 Affrontiamo un viaggio di 309 miglia, che

 si traduce in circa cinque ore e mezza di

 guida immersi in scenari mozzafiato e

 panorami che rimarranno impressi nella

 memoria.

Lungo il percorso, decidiamo di deviare

 sulla UT 162 East per una tappa

 fotografica al celebre Four Corners

 Monument: qui, nel cuore dell’altopiano

 desertico, si incontrano i confini di

 quattro stati:



Arizona, Colorado, New Mexico e Utah,

 offrendo un’esperienza unica suggestiva.

Riprendendo il viaggio sulla US 64, ci

 accompagna la vista lontana

 della Shiprock, montagna sacra per il

 popolo Navajo.

Il tragitto attraversa piccoli paesi

 disseminati lungo la storica Route 66,

 dove il tempo sembra essersi fermato,

 conservando un’atmosfera autentica,

 immune ai cambiamenti del nuovo

 millennio.




Rest Area

Il paesaggio che ci guida verso Santa Fe si

 rivela spettacolare: un deserto roccioso

 segnato dalla presenza di piccoli centri

 abitati, sorti grazie ai corsi d’acqua che,

 come oasi, interrompono l’aridità

 circostante e donano vita all’ambiente.



Appena giunti a Santa Fe, la capitale del

 New Mexico, siamo stati accolti da una

 pioggia battente che ha aggiunto un tocco

 di atmosfera al nostro arrivo.

Nonostante il temporale, è noto che il

 clima della città sia generalmente

 piacevole, caratterizzato da inverni freddi

 e estati calde. Questa prima esperienza

 meteorologica non ha intaccato il fascino

 della città, che si distingue per una storia

 antica, tradizioni radicate e una cultura

 vibrante.



Santa Fe’ cattura subito l’attenzione grazie

 alla bellezza inconfondibile delle sue

 costruzioni in stile adobe, che

 conferiscono alla città un aspetto unico e

 suggestivo. Situata a 2.100 metri di

 altitudine, la città è circondata da un

 paesaggio spettacolare che si estende a

 perdita d’occhio; l’atmosfera è vivace:

 turisti provenienti da ogni parte del

 mondo affollano le gallerie d’arte, i musei,

 i ristoranti tipici e i locali di musica dal

 vivo, contribuendo a rendere Santa Fe

 una meta sempre animata e ricca di

 occasioni di incontro.

San Francesco d'Assisi




Abbiamo scelto di alloggiare alla Posada,

 una soluzione ideale per chi desidera

 immergersi nella tipica atmosfera del New

 Mexico. La struttura, pur offrendo

 un’esperienza autentica, avrebbe però

 bisogno di qualche intervento di

 rinnovamento per essere ancora più

 accogliente. Dopo una buona cena

 consumata in hotel, ci siamo concessi il

 meritato riposo, pronti per esplorare tutto

 ciò che la città ha da offrire.

Fondata dai coloni spagnoli nel 1610,

 Santa Fe detiene il primato di capitale di

 stato più antica degli Stati Uniti.

Abbiamo partecipato ad un interessante

 tour guidato a bordo di un bus turistico,

 che ci ha permesso di scoprire la storia e

 le bellezze della città in modo

 coinvolgente ed approfondito.


Santa Fè


La giornata si è conclusa con una cena sul patio del ristorante Thunderbird, affacciato sulla piazza centrale, la vista panoramica, unita a un’atmosfera rilassata e conviviale, ha reso questa esperienza gastronomica ancora più speciale, lasciandoci un piacevole ricordo del soggiorno a Santa Fe. 


Il viaggio prosegue verso Grants, con una

 tappa imperdibile all’Acoma Pueblo,

 conosciuto anche come Sky City, a circa

 60 miglia a ovest di Albuquerque.

 Arroccato su una mesa di arenaria a

 2000 metri di altitudine, questo villaggio

 è accessibile solo con visita guidata e

 richiede un abbigliamento adeguato.

Tuttora abitato dal popolo Acoma, il sito si

 anima durante le festività natalizie

 quando i nativi si radunano per

 celebrarle insieme.



 Si ritiene che gli Acoma siano discendenti

 degli antichi Puebloans, Mogollon e altri

 popoli, e che Sky City sia una delle

 comunità abitate ininterrottamente più

 antiche degli Stati Uniti, fondata secondo

 la tradizione nell'XI secolo.

La posizione isolata ha protetto il pueblo

 per oltre 1200 anni dagli attacchi di

 Navajo e Apache. Le abitazioni, fino a tre

 piani, sono costruite in mattoni adobe

 con tetti sostenuti da travi di legno,

 sterpaglie e intonaco, collegate tra loro da

 scale sempre in legno.


Lungo le vie del pueblo si trovano forni per la cottura e cisterne per l’acqua.

 La visita si conclude alla chiesa di San Esteban del Rey, del XVII secolo, dichiarata monumento storico e simbolo della fusione tra la tradizione nativa e quella spagnola.

Ancora oggi la chiesa rappresenta un

 punto di riferimento per il popolo Acoma.

Terminata la visita a Sky City, ripartiamo

 per Grants, dove pernottiamo in un

 classico BW Grants Inn, struttura

 semplice, pulita e confortevole, ideale per

 spezzare il lungo viaggio verso Ruidoso.

Il tragitto verso Ruidoso, circa 239 miglia

 per quattro ore di auto, attraversa la I-40

 fino a Belen


e poi la US-380 fino a Ruidoso, attraversando paesini rustici dove si respira un’autentica atmosfera country.

Ruidoso si trova ai margini della Lincoln

 National Forest ed è un incantevole

 villaggio di montagna nella Sierra Blanca,

 perfetto per scoprire il sud del New

 Mexico.




Qui si alternano impianti per sport invernali e campi da golf estivi, negozi di antiquariato, tappeti e manufatti Apache, ristoranti di ogni genere, casinò e gift shop.



Un incontro nei dintorni di Ruidoso

Pernottiamo al MCM Elegante Lodge, una

 struttura che mostra i segni del tempo e

 della poca cura nella gestione

Da Ruidoso a Las Cruces ci attendono 115

 km di deserto.

 Poco dopo la partenza ci fermiamo a

 visitare Fort Stanton, uno tra i forti

 meglio conservati del paese, fondato nel

 1855 e situato vicino a Lincoln.







Nei suoi 160 anni di storia ha avuto un

 ruolo chiave, sia durante la guerra civile,

 che durante la Seconda Guerra Mondiale.

 Oggi il forte, che si estende su 240 acri

 con dodici edifici, è un museo che

 racconta la propria storia.

Proseguiamo verso Lincoln Historic Site, la

 cittadina americana che meglio conserva

 l’atmosfera del vecchio west: sembra che

 il tempo si sia fermato tra il 1870 e il

 1880.

Qui si consumarono sanguinose lotte tra bande di ladri di bestiame, di cui fece parte anche Billy the Kid,
personaggio divenuto leggendario. Nel paese si conservano intatti il palazzo di giustizia, il negozio Tunstall Store, il torrione difensivo, la chiesa della missione di San Juan e la casa del dottor Woods.

 L’intero centro storico è un museo vivente dove,


in una piazzetta, si svolgono rappresentazioni delle scorribande del periodo, ricreando le gesta di Billy the Kid.


Arriviamo a Las Cruces,

 lungo il percorso si intravede il bagliore

 delle dune di White Sands ma

 rimandiamo la visita al giorno successivo

 e ci sistemiamo all’Hotel El Encanto, qui

 colpisce la hall scenografica, ma richiede

 una ristrutturazione nelle altre aree,

 camere comprese.

La cena al ristorante dell’hotel, Il Mezcla,

 si distingue per il menù ricercato e il

 servizio attento.


La giornata seguente è dedicata al White Sands National Park: un luogo che sorprende per

 la sua bellezza unica e, inspiegabilmente,

 non è tra i parchi più visitati degli Stati

 Uniti.

Percorriamo in auto la polvere di gesso

 che accompagna 275 miglia quadrate di

 dune bianche, che sfumano nel blu

 intenso del cielo in uno scenario da

 togliere il fiato.



All’interno del parco ci sono aree di sosta

 dove ripararsi dalla luce abbagliante,

 perfette per un piccolo spuntino.



I sentieri permettono di immergersi

 sempre più in questo spettacolo naturale

 che lascia senza parole.



Avevo già visitato il White Sands anni fa,

 ma il suo fascino mi ha spinto a tornarci

 una seconda volta.

Proseguiamo lungo la celebre Route 66

 fino a Fort Stockton, in Texas, lungo la

 Interstate 10 che costeggia la ferrovia di

 Santa Fe: Fort Stockton si trova a 312

 miglia a nord-ovest di San Antonio e 240

 miglia a sud-est di El Paso. Fino al 1860

 era conosciuto come Camp Stockton,

 cresciuto intorno a Comanche Springs,

 una delle più grandi sorgenti del Texas.

Il forte prese il nome da Robert F. Stockton e Comanche Springs era una

 tappa fondamentale lungo il Great

 Comanche Trail, la San Antonio-El Paso

 Road e la Butterfield Overland Mail.

Il 2 ottobre 1859, il giornalista Albert D.

 Richardson descrive Camp Stockton

 come "un avamposto militare di tre o

 quattro edifici con montagne perlacee e

 nebbiose sullo sfondo".


Nonostante il fascino storico e paesaggistico, la nostra sosta a Fort Stockton è di puro transito, necessaria per spezzare il lungo viaggio verso San Antonio, la nostra meta finale.

 Attraversare il Texas è una vera

 esperienza: il cielo abbagliante, la polvere

 di sabbia e i colori tenui creano

 un’atmosfera quasi magica, come un

 dipinto impressionista dalle sfumature

 indefinite.

Affrontare la strada tra Fort Stockton e

 San Antonio significa immergersi in un

 racconto di spazi sconfinati e atmosfere

 profonde, dove ogni miglio racconta il

 cuore selvaggio del Texas.

L’Interstate 10 si snoda come un nastro

 d’asfalto tra paesaggi mutevoli,

 attraversando terre che sembrano

 sospese tra leggenda e realtà.

Circa 320 miglia (515 km) di viaggio in cui

 il tempo si dilata, e la mente si lascia

 conquistare dalla grandiosità dei

 panorami texani; il tragitto, con le sue

 quattro ore e mezza abbondanti di guida,

 diventa un’esperienza intensa e

 autentica.

Fort Stockton, silenziosa sentinella del

 Texas occidentale, accoglie il viandante

 tra memorie d’altri tempi e strade

 assolate. La città, fiera di una storia

 legata al West più vero, saluta i

 viaggiatori con la sagoma curiosa del

 "Paisano Pete", testimone muto di infiniti

 passaggi e partenze.

Da qui, l’asfalto della I-10 si apre verso

 est, invitando ad abbandonare la

 quotidianità per inseguire l’orizzonte.

Viaggiare sulla I-10 è lasciarsi alle spalle il

 rumore e scoprire il silenzio eloquente del

 deserto e delle colline texane. I chilometri

 scorrono tra vastità punteggiate da

 arbusti, rocce antiche e solitarie colline

 che regalano alla vista una sensazione di

 libertà senza confini.

Le distese si alternano, ora secche e

 battute dal sole, ora lievemente verdi,

 mentre il cielo si distende immenso sopra

 la strada.

Attraversando questa lunga distesa

 texana, il viaggio si trasforma in un lento

 abbraccio con la natura selvaggia e

 sconfinata. Le cittadine di Ozona, Sonora

 e Junction emergono all’orizzonte come

 piccole oasi, promesse di ristoro tra le

 onde dorate del paesaggio, dove ogni

 pausa assomiglia a un incontro inatteso,

 carico di quiete e sorpresa.

Le stazioni di servizio e le aree di sosta si

 alternano con discrezione, scandendo il

 ritmo di una strada che invita alla

 riflessione e alla prudenza: qui, la vera

 sicurezza nasce dalla saggezza di chi sa

 pianificare, soprattutto quando la

 solitudine si fa compagna fedele e il

 paesaggio regna sovrano.

Nei mesi estivi, l’aria si fa rovente e secca,

 e il sole sembra danzare sull’asfalto,

 regalando al viaggiatore la sensazione di

 perdersi nel cuore pulsante del Texas.

 Il caldo avvolge ogni cosa in un abbraccio

 quasi irreale, rendendo ogni chilometro

 percorso una dichiarazione d’amore alla

 terra e alla libertà.

Sul ciglio della strada, le pompe Derrick si

 stagliano come sentinelle silenziose:

 giganti metallici che, immersi nella

 polvere e nel sole, raccontando la storia

 di una terra in cui il petrolio è parte

 integrante dell’identità locale.

Così, il viaggio diventa racconto, e chi lo

 vive si scopre protagonista di una storia

 fatta di pazienza, sogni e infinito, dove

 l’uomo e la natura convivono fra fatica e

 tenacia.

Ogni tramonto accende di rosso e oro le

 rocce, trasformando il panorama in un

 quadro che sembra non finire mai.

Quando la città di San Antonio si

 avvicina, la I-10 si trasforma: il paesaggio

 rurale cede lentamente il passo a scorci

 urbani, mentre l’orizzonte si popola di

 luci e la strada sembra portare

 direttamente dentro il cuore pulsante del

 Texas. Questa tratta è l’arteria dei

 viaggiatori e dei camionisti che

 attraversano il Texas diretti verso la costa

 del Golfo o il sud-ovest. Ogni stazione di

 servizio è punto d’incontro di storie e

 accenti diversi.

È indispensabile viaggiare riforniti di

 acqua e snack, lasciandosi guidare dal

 ritmo delle proprie tappe, perché in certi

 punti la distanza tra i servizi può

 ricordare quanto il Texas sia vasto ed

 autentico.


Attraversare la Interstate da Fort Stockton

 a San Antonio significa vivere il Texas più

 vero: paesaggi spettacolari e un senso di

 spazio che invita a rallentare, ascoltare,

 osservare. È la strada ideale per chi cerca

 l’anima profonda degli Stati Uniti, lontano

 dai percorsi più battuti. 320 miglia che

 diventano ricordo, esperienza, e libertà.

San Antonio deve il suo nome a una

 spedizione spagnola del 1691, che la

 dedicò a Sant’Antonio da Padova, la cui

 festa cade il 13 giugno. La città, fondata

 nel 1731 come insediamento di frontiera

 nel selvaggio West, conserva un

 patrimonio unico: le sue cinque missioni

 spagnole del XVIII secolo, tra cui la

 celeberrima Alamo e il San Antonio

 Missions National Historical Park, oggi

 patrimonio UNESCO. Queste missioni

 sono autentici testimoni della storia

 texana e della rivoluzione che portò alla

 nascita della Repubblica del Texas.

In particolare, la battaglia di Alamo,

 combattuta proprio nei pressi della città,

 segnò una svolta decisiva e oggi il luogo

 della missione è uno dei simboli più

 importanti ed evocativi di San Antonio.

Non solo storia: nel 2017 San Antonio è

 stata riconosciuta dall’UNESCO anche

 come “Città della Creatività per la

 Gastronomia”, entrando nell’esclusivo

 gruppo delle 26 città più creative al

 mondo in campo culinario.


Situata nel cuore della regione texana

 chiamata “Hill Country”, tra dolci colline e boschi di querce e ginepro, San Antonio è una città moderna e dinamica.

Oggi offre servizi all’avanguardia, una

 vasta scelta di boutique di lusso, centri

 commerciali e il più grande mercato

 messicano degli Stati Uniti, affermandosi

 come una delle principali mete per lo

 shopping nel Paese. La cultura si respira

 ovunque: musei, monumenti, eventi e

 festival animano la città durante tutto

 l’anno, coinvolgendo chiunque sia alla

 ricerca di esperienze autentiche.

Ma il vero gioiello di San Antonio è il suo

 iconico River Walk, una splendida

 passeggiata panoramica che costeggia il

 fiume attraverso il vivace cuore cittadino.



Soprattutto alle luci del crepuscolo, il tratto Downtown Reach si accende di energia: qui si intrecciano intrattenimento, shopping, cultura e gastronomia in un mix travolgente.

I percorsi ombreggiati del River Walk si snodano per oltre 24 chilometri, collegando centinaia di negozi, ristoranti, locali caratteristici, hotel e monumenti storici direttamente sulle rive del fiume.

Un giro in battello sul fiume consente di

 scoprire la storia e l’architettura degli

 edifici che lo fiancheggiano, mentre lungo

 il percorso si susseguono spettacoli ed

 eventi che celebrano cibo, vino e musica

 dal vivo. Il River Walk rappresenta il vero

 spirito di San Antonio: vivace, accogliente

 e sempre animato, perfetto per

 esploratori urbani, appassionati di storia

 e chiunque voglia lasciarsi affascinare

dall’atmosfera della città.


San Antonio gode di un clima subtropicale umido, con una temperatura media annuale di 20 °C: le estati sono molto calde e umide, mentre l’inverno è mite. Si consiglia di evitare i mesi di luglio e agosto, quando le temperature possono toccare anche i 40 °C.

                       

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