Gli USA che non ti aspetti:
un itinerario fuori dai soliti schemi
Tra deserti dorati e cieli immensi
Il Sud Ovest degli Stati Uniti si rivela attraverso un itinerario che percorre paesaggi spettacolari e atmosfere inimitabili. Il punto di partenza è la vivace e coinvolgente metropoli di Los Angeles, nota per la sua energia e il suo dinamismo, dalla quale ci si avventura in un percorso che conduce fino a San Antonio, attraversando le regioni più rappresentative dell’America profonda.
Attraversando strade leggendarie e
territori dal grande impatto visivo, il
viaggio permette di scoprire piccole
cittadine, paesaggi naturali mozzafiato e
luoghi simbolo che raccontano l’anima
autentica del Sud.

L’itinerario si distingue per la varietà
delle tappe previste, ciascuna ricca di
fascino e storia.
Attraversando strade leggendarie e
territori dal grande impatto visivo, il
viaggio permette di scoprire piccole
cittadine, paesaggi naturali mozzafiato e
luoghi simbolo che raccontano l’anima
autentica del Sud Ovest.
Ogni sosta rappresenta un’occasione per
entrare in contatto con la cultura e le
tradizioni locali, regalando un assaggio
genuino di una delle zone più affascinanti
degli Stati Uniti; il primo tratto del
percorso, lungo circa 270 miglia,
attraverso il leggendario
Deserto del Mojave.
Lasciando alle spalle il traffico di
Los Angeles, si viene avvolti da un silenzio
suggestivo, colori intensi e panorami
spettacolari. Il viaggio è impreziosito dalla
presenza di Ghost Town, vecchie stazioni
e locali storici, che raccontano un
passato ancora vivo.
Una delle prime tappe lungo il viaggio, è la
vecchia stazione di Barstow, costruita nel
1975 con l’intento di ricreare una vera e
propria stazione ferroviaria.


Proseguendo il percorso verso Las Vegas,

dopo circa dieci minuti di viaggio da
Yermo, si incontra il Peggy’s Sue Diner.


americani, rendendo
la pausa pranzo un’esperienza autentica.Dopo la pausa pranzo, il viaggio riprende,

Lungo la I5 ovest si erge una colonna di
41 m che ospita il termometro più grande
del mondo,

monumento che celebra il record della
temperatura di 134 °F raggiunto nel 1913
nella Death Valley.
Questa struttura attira l'attenzione e ci si
ferma per una foto ricordo ed assaporare
l'atmosfera estrema del deserto
californiano, questo luogo rappresenta un
simbolo della forza delle condizioni
estreme che caratterizzano la zona,
aggiungendo un ulteriore fascino
all'itinerario fra Los Angeles e Las Vegas.
Sul lato opposto rispetto al termometro, si
trova l’Alien Fresh Jerky, uno dei negozi
più eccentrici della zona, varcando la
soglia si entra in un mondo surreale
popolato da alieni a grandezza naturale,
modelli di astronavi e dettagli
stravaganti.
Gli snack di carne
secca, disponibili
in molte varianti,
sono una specialità
del negozio
accompagnati da bibite insolite e
souvenir
a tema alieno: questa sosta diventa
divertente originale ed aggiunge un tocco
di eccentricità all'avventura nel Mojave.
Dopo aver attraversato l'affascinante
paesaggio desertico punteggiato da tappe
raffigurative, il viaggio raggiunge il suo
culmine quando, all'improvviso tra la
sabbia e le dune della sconfinata distesa
desertica, si staglia all'orizzonte la
sagoma inconfondibile di Las Vegas: la
città emerge dalla distesa arida come un
miraggio; con il suo profilo unico e
scenografico, che richiama l'attenzione:
l'ingresso a Las Vegas è segnato da una
miriade di luci sfavillanti e insegne dai
colori sgargianti che illuminano il cielo,
creando un'atmosfera unica.
Questo spettacolo di luci abbaglianti
sottolinea il carattere straordinario ed
inimitabile della città più celebre degli
Stati Uniti; l'impatto visivo è talmente
forte da assegnare un netto confine tra il
silenzio del deserto e la vivacità pulsante
della metropoli, annunciando l'inizio di
una nuova avventura nel cuore della
leggendaria Las Vegas.
La Strip rappresenta il cuore pulsante di
Las Vegas, un viale che si estende per
circa 6 chilometri, costeggiato da
spettacolari Resort & Casinò a tema,
ognuno con gallerie di negozi di grandi
firme, raffinati ristoranti e attrazioni
senza pari. Scegliere dove soggiornare
equivale a decidere se immergersi
nell’atmosfera veneziana, parigina,
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| New York New York |
Quest’anno, con disappunto, abbiamo
notato che i parcheggi degli Hotel dei
Casinò sono diventati a pagamento, con
un costo fisso di circa 20 dollari
indipendentemente dalla durata della
sosta. Fanno eccezione solo pochi casi,
come il Tresor Island, dove il parcheggio è
ancora gratuito.
Abbiamo scelto di soggiornare al Venetian
Hotel and Casino Resort, uno dei più
grandi complessi turistici alberghieri de
mondo, che vanta oltre 7.000 camere.

L’ingresso del
Le numerose piscine rappresentano una
vera oasi rinfrescante nel clima torrido
del deserto.
Dopo aver passeggiato tra il Ponte dei
Sospiri e Piazza San Marco,
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all’arrivo della sera ci siamo
Due notti a Las Vegas
sono il tempo minimo consigliato per
comprendere davvero l’essenza della città,
che più che una semplice metropoli, si
rivela un autentico mondo dedicato al
divertimento e allo svago senza limiti.
Poco dopo aver lasciato Las Vegas, ci si
trova immersi nella straordinaria

una valle
mozzafiato dove il
sole dipinge le
rocce con una
tavolozza di colori
che spazia dal rosso all’ocra, dal rosa
all’arancio, regalando uno spettacolo
naturale senza eguali.
Il viaggio prosegue poi verso Page,
distante circa 272 miglia e raggiungibile
in circa 4 ore e mezza di auto attraverso il
deserto.
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| Glen Canyon Dam |

Antelope Canyon: Un Capolavoro della
Natura Sacro per ii popolo Navajo
La visita ad Antelope Canyon è possibile
solo tramite tour organizzati, poiché il
sito si trova in terra Navajo, per i quali
quest’area è sacra e rappresenta un
pilastro di cultura e tradizioni.
Il nome Antelope Canyon deriva dalla
presenza, in passato, di numerose
antilopi che popolavano la zona.
Il canyon è stato modellato nei secoli
dall’erosione causata da improvvise
inondazioni. Per questo i Navajo
chiamano l’Upper Antelope Canyon “Tsé
bighánílíní”, ovvero “il luogo dove l’acqua
scorre attraverso le rocce”, mentre il
Lower Antelope Canyon è noto come
“Hazdistazí”, cioè “archi di roccia a
spirale”, in riferimento alle particolari
formazioni di arenaria.
Visitando Antelope Canyon si comprende
presto perché sia uno dei luoghi più
fotografati al mondo:
qui la luce, le
ombre, i colori e le forme si intrecciano
per creare un’atmosfera magica.
La natura ha dato vita a un caleidoscopio
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Al nostro rientro a Page per la cena,
decidiamo di affidarci al Big John's Texas
BBQ. La scelta si è rivelata subito
azzeccata: il locale offre una vasta
selezione di piatti di carne, preparati con
cura e serviti in porzioni abbondanti.
Ogni portata è valorizzata dalla possibilità
di accompagnarla con ottime birre
artigianali, perfette per esaltare i sapori
della carne.
L’esperienza gastronomica è resa ancora
più piacevole dall’atmosfera che si respira
all’interno del locale.
La serata è animata da un complesso
musicale che suona Country Music dal
vivo,

Un suggerimento importante per chi
desidera visitare il Big John's Texas BBQ:
è consigliabile arrivare per tempo. Il
locale è sempre molto frequentato e
spesso si riempie già nelle prime ore della
serata, segno del suo successo e della
qualità che offre ai suoi ospiti
L’ambiente rustico, impreziosito da
decorazioni in stile western, trasporta i
clienti in un’atmosfera tipicamente
americana, rendendo la serata ancora più
memorabile e piacevole.
La mattina seguente ci svegliamo pieni di
entusiasmo, pronti per una nuova
avventura. La tappa del giorno prevede
circa 172 miglia da Page a Bluff, ma
decidiamo di modificare il percorso per
attraversare la leggendaria Monument
Valley: uno dei luoghi più affascinanti e
iconici del pianeta.
Pur avendo già avuto la fortuna di
visitarla due volte in passato, il richiamo
dei suoi celebri monumenti naturali è
irresistibile, una vera calamita che attira
con forza e passione chiunque ami i
grandi spazi americani.
Appena varcato il confine con lo Utah,
raggiungiamo l’ingresso della Monument
Valley e restiamo, ancora una volta,
abbagliati dalla grandiosità del panorama
che si apre davanti ai nostri occhi.
Nonostante la tentazione di esplorare
tutti i percorsi consigliati, decidiamo di
limitarci a un giro panoramico: abbiamo
già avuto modo di addentrarci nei
tracciati più interni in passato, e questa
volta preferiamo lasciarci sorprendere
ancora una volta dal colpo d’occhio
mozzafiato.

Lasciata la Monument Valley,
proseguiamo verso Bluff passando per
Mexican Hat, una particolare formazione
rocciosa che ricorda la forma di un
sombrero messicano.

Anche se si tratta di
Il soggiorno a Bluff si rivela una sorpresa
bellissima.
Dopo un bagno rigenerante nella piacevole
piscina del resort,
ci prepariamo per la cena. Il
Il giorno successivo ci lasciamo alle spalle
lo Utah, varcando il confine con il New
Mexico e diretti verso la città di Santa Fe.
Affrontiamo un viaggio di 309 miglia, che
si traduce in circa cinque ore e mezza di
guida immersi in scenari mozzafiato e
panorami che rimarranno impressi nella
memoria.
Lungo il percorso, decidiamo di deviare
sulla UT 162 East per una tappa
fotografica al celebre Four Corners
Monument: qui, nel cuore dell’altopiano
desertico, si incontrano i confini di
quattro stati:

Riprendendo il viaggio sulla US 64, ci
accompagna la vista lontana
della Shiprock, montagna sacra per il
popolo Navajo.
Il tragitto attraversa piccoli paesi
disseminati lungo la storica Route 66,
dove il tempo sembra essersi fermato,
conservando un’atmosfera autentica,
immune ai cambiamenti del nuovo
millennio.
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| Rest Area |
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Nonostante il temporale, è noto che il
clima della città sia generalmente
piacevole, caratterizzato da inverni freddi
e estati calde. Questa prima esperienza
meteorologica non ha intaccato il fascino
della città, che si distingue per una storia
antica, tradizioni radicate e una cultura
vibrante.

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| San Francesco d'Assisi |
Abbiamo scelto di alloggiare alla Posada,
una soluzione ideale per chi desidera
immergersi nella tipica atmosfera del New
Mexico. La struttura, pur offrendo
un’esperienza autentica, avrebbe però
bisogno di qualche intervento di
rinnovamento per essere ancora più
accogliente. Dopo una buona cena
consumata in hotel, ci siamo concessi il
meritato riposo, pronti per esplorare tutto
ciò che la città ha da offrire.
Fondata dai coloni spagnoli nel 1610,
Santa Fe detiene il primato di capitale di
stato più antica degli Stati Uniti.
Abbiamo partecipato ad un interessante
tour guidato a bordo di un bus turistico,
che ci ha permesso di scoprire la storia e
le bellezze della città in modo
coinvolgente ed approfondito.
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| Santa Fè |
La giornata si è conclusa con una cena sul patio del ristorante Thunderbird, affacciato sulla piazza centrale, la vista panoramica, unita a un’atmosfera rilassata e conviviale, ha reso questa esperienza gastronomica ancora più speciale, lasciandoci un piacevole ricordo del soggiorno a Santa Fe.
Il viaggio prosegue verso Grants, con una
tappa imperdibile all’Acoma Pueblo,
conosciuto anche come Sky City, a circa
60 miglia a ovest di Albuquerque.
Arroccato su una mesa di arenaria a
2000 metri di altitudine, questo villaggio
è accessibile solo con visita guidata e
richiede un abbigliamento adeguato.
Tuttora abitato dal popolo Acoma, il sito si
anima durante le festività natalizie
quando i nativi si radunano per
celebrarle insieme.
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Si ritiene che gli Acoma siano discendenti
degli antichi Puebloans, Mogollon e altri
popoli, e che Sky City sia una delle
comunità abitate ininterrottamente più
antiche degli Stati Uniti, fondata secondo
la tradizione nell'XI secolo.
La posizione isolata ha protetto il pueblo
per oltre 1200 anni dagli attacchi di
Navajo e Apache. Le abitazioni, fino a tre
piani, sono costruite in mattoni adobe
con tetti sostenuti da travi di legno,
sterpaglie e intonaco, collegate tra loro da
scale sempre in legno.

Lungo le vie del pueblo si trovano forni per la cottura e cisterne per l’acqua.
La visita si conclude alla chiesa di San Esteban del Rey, del XVII secolo, dichiarata monumento storico e simbolo della fusione tra la tradizione nativa e quella spagnola.
Ancora oggi la chiesa rappresenta un
punto di riferimento per il popolo Acoma.
Terminata la visita a Sky City, ripartiamo
per Grants, dove pernottiamo in un
classico BW Grants Inn, struttura
semplice, pulita e confortevole, ideale per
spezzare il lungo viaggio verso Ruidoso.
Il tragitto verso Ruidoso, circa 239 miglia
per quattro ore di auto, attraversa la I-40
fino a Belen
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e poi la US-380 fino a Ruidoso, attraversando paesini rustici dove si respira un’autentica atmosfera country.
Ruidoso si trova ai margini della Lincoln
National Forest ed è un incantevole
villaggio di montagna nella Sierra Blanca,
perfetto per scoprire il sud del New
Mexico.
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| Un incontro nei dintorni di Ruidoso |
Pernottiamo al MCM Elegante Lodge, una
struttura che mostra i segni del tempo e
della poca cura nella gestione
Da Ruidoso a Las Cruces ci attendono 115
km di deserto.
Poco dopo la partenza ci fermiamo a
visitare Fort Stanton, uno tra i forti
meglio conservati del paese, fondato nel
1855 e situato vicino a Lincoln.
Proseguiamo verso Lincoln Historic Site, la
cittadina americana che meglio conserva
l’atmosfera del vecchio west: sembra che
il tempo si sia fermato tra il 1870 e il
1880.
Qui si consumarono
sanguinose lotte tra bande di ladri di bestiame, di cui fece parte anche Billy
the Kid,
L’intero centro storico è un museo vivente
dove,
in una piazzetta, si svolgono rappresentazioni delle scorribande del periodo, ricreando le gesta di Billy the Kid.
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Arriviamo a Las Cruces,
lungo il percorso si intravede il bagliore
delle dune di White Sands ma
rimandiamo la visita al giorno successivo
e ci sistemiamo all’Hotel El Encanto, qui
colpisce la hall scenografica, ma richiede
una ristrutturazione nelle altre aree,
camere comprese.
La cena al ristorante dell’hotel, Il Mezcla,
si distingue per il menù ricercato e il
servizio attento.

La giornata seguente è dedicata al White Sands National Park: un luogo che sorprende per
la sua bellezza unica e, inspiegabilmente,
non è tra i parchi più visitati degli Stati
Uniti.
Percorriamo in auto la polvere di gesso
che accompagna 275 miglia quadrate di
dune bianche, che sfumano nel blu
intenso del cielo in uno scenario da
togliere il fiato.
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All’interno del parco ci sono aree di sosta
dove ripararsi dalla luce abbagliante,
perfette per un piccolo spuntino.
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Avevo già visitato il White Sands anni fa,
ma il suo fascino mi ha spinto a tornarci
una seconda volta.
Proseguiamo lungo la celebre Route 66
fino a Fort Stockton, in Texas, lungo la
Interstate 10 che costeggia la ferrovia di
Santa Fe: Fort Stockton si trova a 312
miglia a nord-ovest di San Antonio e 240
miglia a sud-est di El Paso. Fino al 1860
era conosciuto come Camp Stockton,
cresciuto intorno a Comanche Springs,
una delle più grandi sorgenti del Texas.
Il forte prese il nome da Robert F. Stockton e Comanche Springs era una
tappa fondamentale lungo il Great
Comanche Trail, la San Antonio-El Paso
Road e la Butterfield Overland Mail.
Il 2 ottobre 1859, il giornalista Albert D.
Richardson descrive Camp Stockton
come "un avamposto militare di tre o
quattro edifici con montagne perlacee e
nebbiose sullo sfondo".
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Nonostante il fascino storico e paesaggistico, la nostra sosta a Fort Stockton è di puro transito, necessaria per spezzare il lungo viaggio verso San Antonio, la nostra meta finale.
Attraversare il Texas è una vera
esperienza: il cielo abbagliante, la polvere
di sabbia e i colori tenui creano
un’atmosfera quasi magica, come un
dipinto impressionista dalle sfumature
indefinite.
Affrontare la strada tra Fort Stockton e
San Antonio significa immergersi in un
racconto di spazi sconfinati e atmosfere
profonde, dove ogni miglio racconta il
cuore selvaggio del Texas.
L’Interstate 10 si snoda come un nastro
d’asfalto tra paesaggi mutevoli,
attraversando terre che sembrano
sospese tra leggenda e realtà.
Circa 320 miglia (515 km) di viaggio in cui
il tempo si dilata, e la mente si lascia
conquistare dalla grandiosità dei
panorami texani; il tragitto, con le sue
quattro ore e mezza abbondanti di guida,
diventa un’esperienza intensa e
autentica.
Fort Stockton, silenziosa sentinella del
Texas occidentale, accoglie il viandante
tra memorie d’altri tempi e strade
assolate. La città, fiera di una storia
legata al West più vero, saluta i
viaggiatori con la sagoma curiosa del
"Paisano Pete", testimone muto di infiniti
passaggi e partenze.
Da qui, l’asfalto della I-10 si apre verso
est, invitando ad abbandonare la
quotidianità per inseguire l’orizzonte.
Viaggiare sulla I-10 è lasciarsi alle spalle il
rumore e scoprire il silenzio eloquente del
deserto e delle colline texane. I chilometri
scorrono tra vastità punteggiate da
arbusti, rocce antiche e solitarie colline
che regalano alla vista una sensazione di
libertà senza confini.
Le distese si alternano, ora secche e
battute dal sole, ora lievemente verdi,
mentre il cielo si distende immenso sopra
la strada.
Attraversando questa lunga distesa
texana, il viaggio si trasforma in un lento
abbraccio con la natura selvaggia e
sconfinata. Le cittadine di Ozona, Sonora
e Junction emergono all’orizzonte come
piccole oasi, promesse di ristoro tra le
onde dorate del paesaggio, dove ogni
pausa assomiglia a un incontro inatteso,
carico di quiete e sorpresa.
Le stazioni di servizio e le aree di sosta si
alternano con discrezione, scandendo il
ritmo di una strada che invita alla
riflessione e alla prudenza: qui, la vera
sicurezza nasce dalla saggezza di chi sa
pianificare, soprattutto quando la
solitudine si fa compagna fedele e il
paesaggio regna sovrano.
Nei mesi estivi, l’aria si fa rovente e secca,
e il sole sembra danzare sull’asfalto,
regalando al viaggiatore la sensazione di
perdersi nel cuore pulsante del Texas.
Il caldo avvolge ogni cosa in un abbraccio
quasi irreale, rendendo ogni chilometro
percorso una dichiarazione d’amore alla
terra e alla libertà.
Sul ciglio della strada, le pompe Derrick si
stagliano come sentinelle silenziose:
giganti metallici che, immersi nella
polvere e nel sole, raccontando la storia
di una terra in cui il petrolio è parte
integrante dell’identità locale.
Così, il viaggio diventa racconto, e chi lo
vive si scopre protagonista di una storia
fatta di pazienza, sogni e infinito, dove
l’uomo e la natura convivono fra fatica e
tenacia.
Ogni tramonto accende di rosso e oro le
rocce, trasformando il panorama in un
quadro che sembra non finire mai.
Quando la città di San Antonio si
avvicina, la I-10 si trasforma: il paesaggio
rurale cede lentamente il passo a scorci
urbani, mentre l’orizzonte si popola di
luci e la strada sembra portare
direttamente dentro il cuore pulsante del
Texas. Questa tratta è l’arteria dei
viaggiatori e dei camionisti che
attraversano il Texas diretti verso la costa
del Golfo o il sud-ovest. Ogni stazione di
servizio è punto d’incontro di storie e
accenti diversi.
È indispensabile viaggiare riforniti di
acqua e snack, lasciandosi guidare dal
ritmo delle proprie tappe, perché in certi
punti la distanza tra i servizi può
ricordare quanto il Texas sia vasto ed
autentico.

Attraversare la Interstate da Fort Stockton
a San Antonio significa vivere il Texas più
vero: paesaggi spettacolari e un senso di
spazio che invita a rallentare, ascoltare,
osservare. È la strada ideale per chi cerca
l’anima profonda degli Stati Uniti, lontano
dai percorsi più battuti. 320 miglia che
diventano ricordo, esperienza, e libertà.
San Antonio deve il suo nome a una
spedizione spagnola del 1691, che la
dedicò a Sant’Antonio da Padova, la cui
festa cade il 13 giugno. La città, fondata
nel 1731 come insediamento di frontiera
nel selvaggio West, conserva un
patrimonio unico: le sue cinque missioni
spagnole del XVIII secolo, tra cui la
celeberrima Alamo e il San Antonio
Missions National Historical Park, oggi
patrimonio UNESCO. Queste missioni
sono autentici testimoni della storia
texana e della rivoluzione che portò alla
nascita della Repubblica del Texas.
In particolare, la battaglia di Alamo,
combattuta proprio nei pressi della città,
segnò una svolta decisiva e oggi il luogo
della missione è uno dei simboli più
importanti ed evocativi di San Antonio.
Non solo storia: nel 2017 San Antonio è
stata riconosciuta dall’UNESCO anche
come “Città della Creatività per la
Gastronomia”, entrando nell’esclusivo
gruppo delle 26 città più creative al
mondo in campo culinario.
vasta scelta di boutique di lusso, centri
commerciali e il più grande mercato
messicano degli Stati Uniti, affermandosi
come una delle principali mete per lo
shopping nel Paese. La cultura si respira
ovunque: musei, monumenti, eventi e
festival animano la città durante tutto
l’anno, coinvolgendo chiunque sia alla
ricerca di
esperienze autentiche.
Ma il vero gioiello di San Antonio è il suo
iconico River Walk, una splendida
passeggiata panoramica che costeggia il
fiume attraverso il vivace cuore cittadino.
Soprattutto alle luci del crepuscolo, il tratto Downtown Reach si accende di energia: qui si intrecciano intrattenimento, shopping, cultura e gastronomia in un mix travolgente.
I percorsi ombreggiati del River Walk si snodano per oltre 24 chilometri, collegando centinaia di negozi, ristoranti, locali caratteristici, hotel e monumenti storici direttamente sulle rive del fiume.
Un giro in battello sul fiume consente di
scoprire la storia e l’architettura degli
edifici che lo fiancheggiano, mentre lungo
il percorso si susseguono spettacoli ed
eventi che celebrano cibo, vino e musica
dal vivo. Il River Walk rappresenta il vero
spirito di San Antonio: vivace, accogliente
e sempre animato, perfetto per
esploratori urbani, appassionati di storia
e chiunque voglia lasciarsi affascinare
dall’atmosfera della città.

San Antonio gode di un clima subtropicale umido, con una temperatura media annuale di 20 °C: le estati sono molto calde e umide, mentre l’inverno è mite. Si consiglia di evitare i mesi di luglio e agosto, quando le temperature possono toccare anche i 40 °C.
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